Food design

E’ scoppiata la moda del food design e l’Italia impazzisce

In principio c’era solo il cibo come fonte di sostentamento. Poi l’uomo ha scoperto ce poteva anche trarne giovamento e infine ha affinato tecniche su tecniche per arrivare al food design. Ora che questa moda è una realtà solida del nostro paese, non ci resta che concentrarsi su cosa sia, quali vantaggi porta e chi  la pratica già con successo. Noi che col cibo e il catering abbiamo a che fare dal 1921 non potevamo rimanere immuni a questo fascino.

Il successi di Dinara Kasko

Per capire a pieno cos’è il food design è bene studiare i suoi protagonisti. Una di esse è Dinara Kasko, ventottenne ucraina laureata in architettura con una passione per la pasticceria ormai famosa per le sue torte-scultura che realizza con la stessa precisione e cura che metterebbe nel progettare un edificio. così parla delle origini della sua passione:

Ho iniziato provando a modellare i miei stampi e a realizzarli con una stampante 3D. Quello che ho ottenuto mi è piaciuto e ho deciso di continuare a sperimentare. Preferisco le forme geometriche semplici come cubo, triangolo e sfera. Mi piace il colore nero, così come il rosso e il bianco. Mi piacciono le linee dritte.

Il risultato di questo modo di fare food design è una serie di micro-architetture da mangiare. Tra di esse:

  • il “Croquembouche”, fatto di piccole sfere che formano un piccolo albero di Natale;
  • la torta “The Bubbles”. dove una serie di bolle glassate nascondono un cuore dal gusto esotico;
  • tutte quelle realizzate in collaborazione con l’artista americano José Margulis, concepite per disorientare lo spettatore in un continuo cambio di prospettiva.

La cosa bella dello spirito del food design è la voglia di condividere. Dinara Kasko, infatti, mette a disposizione sul suo sito le ricette complete con tanto di video e persino gli stampi in silicone per realizzarle, acquistabili online.

L’arte di Kia Utzon-Frank

Un’altra esponente del food designer mondiale è Kia Utzon-Frank, famosa per le sue torte fatte di pietra note come le “KUFcakes”. La danese sì è fatta notare per i coni, i prismi e i cubi da mangiare al cucchiaio. Così marzapane, meringhe, pan di spagna e ganache al cioccolato diventano le materie prime per creare piccole opere da gustare nelle occasioni speciali. Complici anche in questo caso le nuove tecnologie, con cui la designer è riuscita dopo varie sperimentazioni a riprodurre pattern e texture usando tinte naturali estratte dalla frutta.

Tra le opere più celebri di food design, i dolci tipici danesi flødeboller, reinventati in versione marmorizzata, e le barrette di cioccolato effetto terrazzo, premiate con il Wallpaper* design award 2019. E se il timore è che l’estetica superi il gusto, basti sapere che le ultime, progettate dallo studio KUF e commercializzate con il marchio Brik, sono state sviluppate in collaborazione con il capo pasticcere di Harrod’s e il campione di cioccolata inglese Alistair Birt, oltre ad essere realizzate con materie prime di altissima qualità.

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I libri sul food design

Il successo del food design si registra anche nella narrativa. C’è già un libro culto che parla del legame tra cibo, design, arte e architettura. Si tratta di Le Corbuffet, scritto e fotografato dalla newyorkese Ester Choi. Il volume raccoglie una serie di ricette ispirate ai grandi dell’arte. A partire da un menù elaborato nel 1937 per Walter Gropius, la creativa americana ha orchestrato una serie di serate-evento dove il menù era pensato come un omaggio a un grande artista, sfociate poi in questo  insolito ricettario in cui la FridaKala salad convive con la Quiche Haring.

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Copre, invece,  l’importanza dell’impiattamento anche nella cucina di tutti i giorni il lavoro di Angela Simonelli nel suo libro “A scuola di food design. Impiattare con gusto e creatività”. Al suo interno spiega come valorizzare ricette di diverso stile e difficoltà lasciandosi ispirare dai grandi chef e dai colori della natura, da tutte le forme in generale ma anche dalle nostre intuizioni. La scrittrice dice:

Provate a schizzare su un foglio di carta semplici geometrie, per provare poi a dar colore, materia e infine un abbinamento a ogni ingrediente. La vostra tavola saprà suscitare piacere per gli occhi, prima ancora che per il palato.

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