Villa Medici

La storia di Villa Medici: un luogo magico dove fare un ricevimento

Natalizi esiste dal 1921 e in quasi cent’anni di vita di cose ne abbiamo viste tante. La maggior parte belle, perché, per fortuna, ci siamo scelti un lavoro che è più che altro una passione. Tra gli spettacoli che abbiamo avuto il privilegio di avere c’è lo charme senza tempo di alcune location in cui collaboriamo col nostro catering. Una di queste è la suggestiva Villa Medici che ha una storia antica tutta da scoprire. Per un ricevimento che abbia Roma in ogni sua sfaccettatura, tra eleganza e garbo. Ecco qual è il mondo che sta dietro a questa dimora unica.

Le origini di Villa Medici

Villa Medici sorge nel luogo dove un tempo, alla fine del periodo repubblicano, Lucio Lucinio Lucullo (115 – 57 a.C.), generale romano, fece collocare i suoi giardini (conosciuti come horti Luculliani) e tra il 66 ed il 63 vi fece costruire una grande villa. Gli horti Luculliani occupavano le pendici della collina oggi conosciuta come Pincio, con una serie di terrazze alle quali si accedeva tramite scalee monumentali: la parte più alta, alla quale si perveniva da una scalinata trasversale a due rampe, era conclusa da una grande esedra, al di sopra della quale vi era un edificio circolare, identificato come un tempio dedicato alla Fortuna. In seguito la villa passò prima a Valerio Asiatico e poi a Messalina, moglie dell’imperatore Claudio, la quale, al fine di impadronirsi della proprietà, non esitò a ricoprire di false accuse Valerio Asiatico, che fu così costretto al suicidio che avvenne proprio nei giardini nel 47 d.C.

La villa continuò ad essere proprietà imperiale fino all’epoca di Traiano, quando questi preferì verosimilmente gli horti Sallustiani, situati sulla parte orientale del Pincio. Nel III secolo d.C., la tenuta fu occupata dalla famiglia patrizia degli Acili, e poi dei Pinci, da cui l’attuale nome della collina. La storia di Villa Medici inizia nella seconda metà del Cinquecento quando il cardinale Marcello Crescenzi decise di ingrandire ed abbellire il primitivo edificio a pianta quadrangolare con cortile interno per farlo divenire un palazzo in grado di competere con le dimore signorili dell’epoca. La casa a due piani con torre, circondata da una vasta zona agricola, divenne così una delle più prestigiose ville di Roma grazie all’architetto fiorentino Nanni Lippi (meglio conosciuto come Nanni di Baccio Bigio), al quale il Crescenzi si affidò.

L’avvento dei Ricci

Nel 1564 la proprietà fu acquistata per 2.000 scudi da Giulio e Giovanni Ricci, nipoti del cardinale Ricci da Montepulciano, i quali rinnovarono ed abbellirono totalmente la villa con un ingresso monumentale su via di Porta Pinciana, fecero aprire la salita di S.Sebastianello dopo aver acquistato una vigna di Quirino Garzoni e ne ampliarono anche l’estensione con parte dei terreni di proprietà dei frati di S.Maria del Popolo. La ristrutturazione dell’edificio venne affidata al figlio di Nanni Lippi, Annibale: tra il 1564 ed il 1565 furono così eretti il corpo dell’edificio principale e la sua scala frontale, una loggia, un salone ed un corpo meridionale e fu sopraelevato il livello del giardino per nascondere la volta di una cisterna romana. L’incarico di Presidente della Congregazione delle Acque conferito da Pio IV al cardinale Ricci contribuì notevolmente a far collegare la villa, nel 1568, all’acquedotto Vergine, permettendo così all’ingegnere Camillo Agrippa di sistemare meravigliosamente i giardini. Nel 1576 la villa fu acquistata da Ferdinando de’ Medici (donde il nome che ancora oggi porta), il quale incaricò l’architetto Bartolomeo Ammannati di trasformare ulteriormente il complesso, dando così inizio al periodo del suo maggiore splendore. Fu modificata la parte centrale dell’edificio, creando al di sopra della loggia un appartamento nobile ed aggiungendo un’ala ad angolo retto, destinata ad accogliere una galleria di statue; fu aggiunta la seconda torre, quella verso Trinità dei Monti, dopo aver rielaborato quella già presente ed averle congiunte con un terrazzo al quale si addossa il tetto.

Le modifiche nel tempo

La facciata interna fu ornata con bassorilievi, busti e statue, gli interni furono decorati meravigliosamente da Jacopo Zucchi e fu ulteriormente potenziato il sistema idrico grazie al convogliamento dell’Acqua Felice. Quando Ferdinando divenne Granduca di Toscana, la villa restò in possesso del cardinale Alessandro de’ Medici, che diverrà poi papa con il nome di Leone XI, il quale provvide ad arricchire la collezione di famiglia con importanti reperti archeologici, tra i quali il gruppo dei Niobidi, scoperto nel 1583 presso Porta S.Giovanni, e la famosa statua di Venere detta dei Medici, rinvenuta negli scavi di villa Adriana: la statua, ritenuta da Innocenzo XI troppo scandalosa per la dimora di un prelato, fu trasferita a Firenze. Dopo la morte di Ferdinando, i Medici si disinteressarono della villa, poco utilizzata e molto costosa nella manutenzione ed altrettanto fecero gli Asburgo-Lorena che la ereditarono. In questo periodo la villa fu depauperata di molte opere d’arte, le nicchie della galleria e della facciata del palazzo vennero private delle statue, vendute o trasferite a Firenze, così come i bassorilievi dell’Ara Pacis, i grandi bronzi e le colonne.

Villa Medici

Il restauro

Nel 1770 il granduca Pietro Leopoldo vi ospitò il fratello imperatore, Giuseppe II. Quando, nel 1801, il Granducato divenne Regno d’Etruria, nella villa si insediò il plenipotenziario a Roma di Ludovico I di Borbone, Vargas Laguna. Quando la proprietà venne acquistata dal governo francese, si cercò di ridare al complesso la sua antica funzione ed il suo fastoso carattere: fu così che sulla facciata furono posti frammenti scultorei ed architettonici, alcuni dei quali recuperati dal giardino, per colmare il vuoto lasciato dai rilievi e dalle statue mancanti. Nel 1803 Napoleone in persona volle che la villa divenisse la nuova sede dell’Accademia di Francia (in precedenza situata a palazzo Mancini), fondata da Luigi XIV nel 1666 per consentire ai giovani pittori francesi di studiare a Roma. Il disinteresse degli anni prima però aveva restituito un complesso in cattivo stato e furono necessari lunghi anni di restauro e lavori per renderlo idoneo alla funzione. Pochi anni e la villa fu nuovamente pronta ad accogliere feste e ricevimenti mondani come nel passato: particolarmente grandiosi quelli organizzati in occasione dell’ultima incoronazione di un sovrano francese, Carlo X, avvenuta a Reims nel 1825, in occasione dei quali fu eretto pure un obelisco con un’iscrizione in geroglifici recante le lodi del nuovo sovrano, per la stesura della quale ci si avvalse dell’opera dell’egittologo Champollion. Originariamente l’Accademia Reale inviava artisti a Roma per completare la loro formazione, ma poi l’Istituto di Francia e l’Accademia di Belle Arti organizzarono i “Grand Prix” di Roma, una speciale borsa di studio per giovani artisti meritevoli. Si aggiunsero nuove discipline, come musica e scultura, ma soprattutto fu la scelta dei borsisti che cambiò: non più forme di nepotismo, ma scelte per merito.

Nicolas Poussin fu uno dei primi consiglieri dell’Accademia, Ingres il direttore e tra gli studenti ci furono Fragonard e Boucher. Ancora oggi l’Accademia di Francia accoglie ogni anno, nel mese di settembre, un nuovo gruppo di borsisti, selezionato da una giuria internazionale in base a criteri d’eccellenza attraverso un concorso basato sulla presentazione di un progetto e di un dossier. La selezione è aperta ad artisti e ricercatori di tutte le nazionalità che parlino francese e di età compresa tra i 20 ed i 45 anni, al momento del soggiorno a Roma. I candidati possono fare domanda in tutte le discipline e generi della creazione artistica: architettura, arti visive, composizione musicale, design e mestieri d’arte, scrittura di sceneggiature, letteratura, fotografia, scenografia, regia, coreografia, oltre che in storia e teoria dell’arte ed in restauro delle opere d’arte e dei monumenti. I borsisti, il cui soggiorno può durare 12 o 18 mesi, beneficiano di una borsa di ricerca e di un’indennità di residenza, di un alloggio e di un laboratorio, o comunque di uno spazio di lavoro. Procediamo ora ad una visita approfondita della villa, iniziando dall’ingresso su viale della Trinità dei Monti.

Il fascino dell’obelisco

L‘obelisco di Villa Medici, alto m 6,27, è costituito da un monolito di granito rosa proveniente dalle cave di Assuan e fu portato a Roma nel I secolo a.C. Datazione e provenienza dell’obelisco ancora oggi non sono ben precisati: a lungo si è ritenuto che provenisse dal Tempio di Ammone a Tebe (oggi Luxor) e che fosse datato al 1500 a.C., ma studi più recenti ne collocano la realizzazione durante il regno di Ramesse II (quindi tra il 1297 ed il 1213 a.C.) e la provenienza, come per altri obelischi portati a Roma, da Heliopolis. La sfera sulla sommità, originale come pure lo sono le tartarughe che sostengono il monolito, rimanderebbe peraltro al Sole e quindi al culto solare a cui Heliopolis doveva il proprio nome. Nel 1790 l’obelisco fu trasportato a Firenze per volontà di Pietro Leopoldo di Lorena per ornare i giardini di Boboli, dove tuttora si trova (nella foto 10). Sulla sinistra del piazzale antistante l’edificio si aprono i giardini, ricchi di statue e sarcofagi utilizzati come fontane o sistemati con ordine sullo sfondo di viali delimitati da alte siepi rettilinee che dividono lo spazio in aiuole quadrate, dove si ergono maestosi pini. In una di queste aiuole sono collocate le copie, da originali ellenistici appartenuti ai Medici, del gruppo di Niobe e dei suoi figli (nella foto 11). Le statue erano state rinvenute nel 1583 presso Porta S.Giovanni ed anch’esse furono acquistate dal cardinale Ferdinando de’ Medici.

Il gruppo dei Niobidi

Raffigura la strage compiuta da Apollo ed Artemide per vendicare l’offesa rivolta da Niobe alla loro madre ed è composto da dodici sculture, la più conosciuta delle quali è quella rappresentata dalla madre con gli occhi rivolti al cielo in atteggiamento supplichevole mentre cerca di proteggere la figlia minore con il proprio manto nascondendola agli strali divini. Le sculture sono repliche di età romana di un gruppo di originali la cui datazione è ancora controversa: fine IV secolo o più probabilmente II-I secolo a.C. Probabilmente il gruppo scultoreo decorava il frontone del Tempio di Apollo Daphnephoros ad Eretria, poi trasferito a Roma in età augustea dal generale romano Gaio Sosio per decorare uno dei lati del frontone del Tempio di Apollo Sosiano. Nel 1790 anche le statue, come l’obelisco, furono trasferite a Firenze e sistemate agli Uffizi dove, nel 1791, fu allestita dall’architetto Gaspare Maria Paoletti una sala in pieno gusto neoclassico atta a contenere tutte le sculture. Nel periodo in cui fu proprietà dei Medici, la villa divenne il luogo più elegante di Roma e la sede degli ambasciatori fiorentini alla Corte Vaticana: vi soggiornarono, fra gli altri, anche Maria de’ Medici (regina consorte di Francia come seconda moglie di Enrico IV), il grande pittore spagnolo Diego Velázquez e Galileo Galilei, il quale si aggirò inquieto nelle splendide stanze della villa durante il periodo del suo processo.

Contattaci

Se sei rimasto stregato da Villa Medici, vieni a scoprire quale catering offriamo per il tuo ricevimento. Come?

Puoi entrare in contatto con noi: